mercoledì 14 agosto 2013

I sogni e gli oggetti

Parto da una banalità: ciascuno di noi, ha una propria aspirazione di vita ideale. Ad essa, appartengono i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre ambizioni, i nostri progetti di vita. La nostra vita ideale, comprende tutto ciò che ci fa dire “la mia vita sarebbe perfetta se...”:

-    se avessi un buon lavoro
-    se avessi una Ferrari
-    se avessi una fidanzata
-    se avessi degli ottimi amici
-    se avessi una casa
-    se fossi in grado di badare a me stesso
-    se mi accettassi di più
-    se riuscissi a migliorare
-    se fossi meno svogliato
-    se fossi sicuro di me
-    se fossi ricco
-    se fossi magro

E via discorrendo. Di esempi ce ne sono infiniti, e possono essere tutti più o meno validi per il conseguimento di una vita davvero perfetta. Ma non è questa la sede per parlarne: per il momento, la cosa importante è notare che il comune denominatore è sempre lo stesso: “se avessi”. Per il momento, possiamo semplicisticamente dire che la nostra vita sarebbe ideale se avessimo qualcosa. Il concetto chiave, quindi, è l’avere.
“Ma come, gli ultimi sette punti che hai elencato non parlano di avere!”. Sicuri? Riscriviamo la lista:

-    se avessi un buon lavoro
-    se avessi una Ferrari
-    se avessi una fidanzata
-    se avessi degli ottimi amici
-    se avessi una casa
-    se avessi la capacità di essere più responsabile
-    se avessi più autostima
-    se avessi meno difetti e più pregi
-    se avessi più disciplina
-    se avessi sicurezza in me stesso
-    se avessi tanti soldi
-    se avessi un corpo magro

La guerra dei mondi. Facendo un po’ di attenzione, possiamo notare che esiste sempre una certa distanza tra la nostra vita come vorremmo che fosse, e la nostra vita com’è realmente.
Volendola enfatizzare di proposito per renderla più evidente, possiamo dire che il più delle volte questa distanza è enorme: vorremmo una villa con piscina e invece abitiamo in un appartamentaccio sulla tangenziale; vorremmo una vita serena e senza preoccupazioni, eppure siamo pieni di guai e i rompicoglioni non muoiono mai; vorremmo un lavoro strapagato, sicuro e che ci piaccia, invece facciamo il mese di prova a gratis per un posto di lavoro che non ci piace, che forse neanche otterremo, e per il quale verremmo comunque pagati una miseria prima di essere rimpiazzati. Vogliamo questo, quello e quell’altro.
Alcuni si rimboccano le maniche, prendono il mondo per le palle, e alla fine riescono ad ottenere ciò che volevano, o quasi; altri ci provano ma non ci riescono, e dopo vent’anni sono fermi allo stesso punto; altri ancora perdono persino quel poco che avevano.

L’equazione della felicità. Detto questo, possiamo giungere ad una nuova banalità: alla fin dei conti, ognuno di noi passa la propria intera esistenza compiendo una serie di scelte atte al raggiungimento della seguente eguaglianza:

VITA REALE = VITA IDEALE

Lapalissiano.
Ed è altrettanto lapalissiano che, proprio come la quadratura del cerchio, nella pratica questa uguaglianza non si verificherà mai.

I desideri trasposti. Tuttavia, abbandonare i nostri desideri e i nostri sogni, significherebbe non avere più la speranza di un futuro migliore, e restare invece con la certezza di un’esistenza triste, infelice et misera...
La strategia, sta dunque nel trasporli in un luogo dove non possano essere intaccati dall’amara realtà, in modo che, allo stesso tempo, possano continuare ad apparire conseguibili nella vita reale.

In sintesi. I desideri vengono sottratti dalla vita di tutti i giorni e trasportati in un altro universo, dove possono essere raggiunti facilmente. Come? Costruendoci dei ponti tra la nostra vita ideale e quella reale per impadronirci dei nostri sogni e realizzarli concretamente. La nostra vita, è interamente votata alla trasposizione del nostro mondo ideale su quello reale.

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