Parto
da una banalità: ciascuno di noi, ha una propria aspirazione di vita ideale. Ad
essa, appartengono i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre ambizioni, i
nostri progetti di vita. La nostra vita ideale, comprende tutto ciò che ci fa
dire “la mia vita sarebbe perfetta se...”:
- se avessi un buon lavoro
- se avessi una Ferrari
- se avessi una fidanzata
- se avessi degli ottimi amici
- se avessi una casa
- se fossi in grado di badare a me stesso
- se mi accettassi di più
- se riuscissi a migliorare
- se fossi meno svogliato
- se fossi sicuro di me
- se fossi ricco
- se fossi magro
E
via discorrendo. Di esempi ce ne sono infiniti, e possono essere tutti più o
meno validi per il conseguimento di una vita davvero perfetta. Ma non è questa
la sede per parlarne: per il momento, la cosa importante è notare che il comune
denominatore è sempre lo stesso: “se avessi”.
Per il momento, possiamo semplicisticamente dire che la nostra vita sarebbe
ideale se avessimo qualcosa. Il concetto chiave, quindi, è l’avere.
“Ma
come, gli ultimi sette punti che hai elencato non parlano di avere!”. Sicuri?
Riscriviamo la lista:
- se avessi un buon lavoro
- se avessi una Ferrari
- se avessi una fidanzata
- se avessi degli ottimi amici
- se avessi una casa
- se avessi
la capacità di essere più responsabile
- se avessi
più autostima
- se avessi
meno difetti e più pregi
- se avessi
più disciplina
- se avessi
sicurezza in me stesso
- se avessi tanti
soldi
- se avessi
un corpo magro
La guerra dei mondi. Facendo un po’ di attenzione, possiamo notare che
esiste sempre una certa distanza tra la nostra vita come vorremmo che fosse, e
la nostra vita com’è realmente.
Volendola
enfatizzare di proposito per renderla più evidente, possiamo dire che il più
delle volte questa distanza è enorme: vorremmo una villa con piscina e invece
abitiamo in un appartamentaccio sulla tangenziale; vorremmo una vita serena e
senza preoccupazioni, eppure siamo pieni di guai e i rompicoglioni non muoiono
mai; vorremmo un lavoro strapagato, sicuro e che ci piaccia, invece facciamo il
mese di prova a gratis per un posto
di lavoro che non ci piace, che forse neanche otterremo, e per il quale
verremmo comunque pagati una miseria prima di essere rimpiazzati. Vogliamo questo,
quello e quell’altro.
Alcuni
si rimboccano le maniche, prendono il mondo per le palle, e alla fine riescono
ad ottenere ciò che volevano, o quasi; altri ci provano ma non ci riescono, e
dopo vent’anni sono fermi allo stesso punto; altri ancora perdono persino quel
poco che avevano.
L’equazione della felicità. Detto questo, possiamo giungere ad una nuova
banalità: alla fin dei conti, ognuno di noi passa la propria intera esistenza
compiendo una serie di scelte atte al raggiungimento della seguente
eguaglianza:
VITA REALE = VITA IDEALE
Lapalissiano.
Ed
è altrettanto lapalissiano che, proprio come la quadratura del cerchio, nella
pratica questa uguaglianza non si verificherà mai.
I desideri trasposti. Tuttavia, abbandonare i nostri desideri e i nostri
sogni, significherebbe non avere più la speranza di un futuro migliore, e
restare invece con la certezza di un’esistenza triste, infelice et misera...
La
strategia, sta dunque nel trasporli in un luogo dove non possano essere
intaccati dall’amara realtà, in modo che, allo stesso tempo, possano continuare
ad apparire conseguibili nella vita reale.
In sintesi. I desideri vengono sottratti dalla vita di tutti i
giorni e trasportati in un altro universo, dove possono essere raggiunti
facilmente. Come? Costruendoci dei ponti tra la nostra vita ideale e quella
reale per impadronirci dei nostri sogni e realizzarli concretamente. La nostra
vita, è interamente votata alla trasposizione del nostro mondo ideale su quello
reale.






0 commenti:
Posta un commento